Che cos’è?

Una fobia specifica è una paura o ansia marcata, circoscritta, persistente (per più di 6 mesi) e sproporzionata nei confronti di un oggetto o di una situazione specifici, che non rappresentano una reale minaccia né provocano allarme nella maggior parte delle persone. Se la persona che soffre di fobia si trova nelle vicinanze dell’oggetto temuto (stimolo fobico) avrà una reazione immediata di forte paura ed attivazione psicofisiologica, che la porta ad allontanarsi nel più breve tempo possibile da quella situazione.

Nonostante la persona sia consapevole che si tratti di una paura irrazionale, non riesce a controllare le proprie reazioni che risultano sproporzionate rispetto all’effettiva minaccia dell’oggetto e mette inoltre in pratica una serie di comportamenti protettivi per tutelarsi, incluso l’evitamento di ogni situazione potenzialmente rischiosa, oppure è in grado di tollerare la situazione temuta con grande disagio e malessere.

L’evitamento riduce nell’immediato le sensazioni legate alla paura e aumenta la percezione di sicurezza, confermando tuttavia la pericolosità della situazione ed inducendo la persona ad evitare nuovamente. La persona si ritrova così intrappolata in un circolo vizioso dal quale non si sente in grado di uscire e che compromette e limita il proprio funzionamento sociale/lavorativo.

E’ possibile raggruppare le fobie specifiche in tre categorie:

  • Tipo animali: tra le più comuni ci sono la fobia dei ragni, degli insetti, degli uccelli, dei cani, dei topi, ecc.
  • Tipo ambiente naturale: tra cui la fobia dell’altezza, del buio, dei temporali, dell’acqua, ecc.
  • Tipo sangue-iniezioni-ferite: fobia degli aghi, del sangue e di altre procedure mediche invasive
  • Tipo situazionale: come la fobia di volare, di prendere gli ascensori, dei luoghi chiusi, ecc.
  • Altro tipo: come la paura dei rumori forti, delle maschere, del vomito, ecc.

Queste fobie sono in genere acquisite precocemente durante l’infanzia e, quando non scompaiono spontaneamente entro i primi anni dell’età adulta, tendono a persistere. Alla base della persistenza delle fobie ci possono essere esperienze di apprendimento traumatiche e precoci, insieme all’angoscia per la reazione di paura. Molti individui con fobia specifica non sono tuttavia in grado di ricordare la ragione specifica dell’esordio delle loro fobie. In ogni caso, se l’oggetto temuto no può essere facilmente evitato, la fobia interferirà notevolmente con la vita della persona.

La prevalenza delle fobie nella popolazione è di circa l’8% e si presenta più frequentemente nelle persone di sesso femminile, solo l’1% di chi soffre di fobie chiede aiuto ad un professionista.

 

Come lo trattiamo?

Il trattamento delle fobie specifiche richiede un intervento di comprovata efficacia scientifica (evidence-based) nel contesto di un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Dopo un’accurata valutazione dei meccanismi alla base del disturbo, il processo di trattamento prevede due fasi principali: la prima, permetterà al paziente di capire meglio il proprio funzionamento e di apprendere una serie di strategie per la gestione dell’ansia, sia anticipatoria che conseguente alla vicinanza con l’oggetto temuto.

Solo quando le competenze di gestione dell’ansia sono state bene acquisite e la persona sa metterle in pratica efficacemente, si può passare alla seconda fase, che prevede la graduale esposizione del paziente agli stimoli che innescano la paura. Questo avviene partendo dagli stimoli poco ansiogeni perchè più lontani dall’oggetto della fobia e proseguendo secondo una gerarchia di stimoli che portino ad avvicinarsi progressivamente e gradualmente all’oggetto della fobia, fino a quando l’individuo si sentirà di poter gestire la vicinanza con lo stimolo fobico provando poca ansia.

Un trattamento efficace della fobia ridurrà:

  • Il livello dell’ansia anticipatoria provata dal soggetto
  • Il livello di ansia scatenata dall’esposizione all’oggetto temuto
  • Il grado di evitamento dell’oggetto o della situazione temuti